31 Ottobre 2019
XYLELLA: COLDIRETTI PUGLIA, CIRCOLARE MIBACT PER REIMPIANTI IN AREA INFETTA; SOLO 60 DOMANDE ARRIVATE A SOVRINTENDENZA

Una circolare del Ministero dei Beni Culturali, concertata con il Ministero delle Politiche Agricole, che liberalizzi i reimpianti perché riconosciuti ‘normale pratica agricola’ per accelerare la ricostruzione del Salento, con la Xylella fastidiosa che ha danneggiato gravemente circa 6,5 milioni di olivi in Puglia dal 2012 al 2017, secondo le nuove stime sull'impatto del batterio presentate alla seconda conferenza sulla Xylella dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), ad Ajaccio, malattia che ha continuato a ‘camminare’ in Puglia infettando anche le province di Brindisi e Taranto dal 2017 al 2019. E’ il percorso annunciato nel corso dell’incontro organizzato da Coldiretti Lecce, a cui hanno partecipato il Sovrintendente di Lecce, Brindisi e Taranto, Maria Piccareta, il Subcommissario dell’ARIF, Francesco Ferraro, il presidente dell’Ordine degli Agronomi di Lecce, Rosario Centonze, accompagnato da Oronzo Milillo dell’Ordine regionale degli Agronomi e Angelo Patera su delega del Commissario straordinario dei Consorzi di Bonifica.

Condiviso il percorso che la liberalizzazione dei reimpianti nelle aree vincolate, dice Coldiretti Puglia, sia obbligato in questa fase, dopo 6 anni di ritardi e inadempienze che hanno distrutto il patrimonio olivicolo della provincia di Lecce, anche se tutte le competenze devono essere messe in campo per una ricostruzione efficace dal punto di vista economico e paesaggistico, tenendo conto anche delle esigenze idriche delle differenti cultivar. A dimostrazione del blocco delle attività, solo 60 domande sono arrivate alla Sovrintendenza, di cui solo 30 istruibili, proprio perché gli agricoltori sono diffidenti e sfiduciati.

“Sono 15mila i semenzali ‘osservati speciali’ che potranno accompagnare le due varietà resistenti Leccino e FS17, con la Favolosa che secondo il prof. Fontanazza è figlia della cultivar Frantoio e avrebbe origine nel tarantino, nel percorso di ricostruzione produttivo, economico e paesaggistico del Salento, così come si deve puntare, sempre con il supporto della scienza, su altre varietà tipicamente mediterranee come il mandorlo o il fico, perché bisogna  ridare agli agricoltori le chiavi delle loro aziende e il loro futuro, attraverso i reimpianti, gli innesti e la sperimentazione, privilegiando tutte le piante ospiti appartenenti a varietà per le quali vi sia una evidenza scientifica, anche se non definitiva, su tolleranza e resistenza al batterio”, ha detto Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Lecce, in apertura dei lavori.

Ciò consentirebbe alle aziende nell’area infetta, al di sotto quindi dei 20Km dal limite di demarcazione, di riprendere l’attività agricola- aggiunge Coldiretti - grazie alla possibilità di reimpianto anche di altre varietà tradizionali quali il ciliegio dolce ed il mandorlo per le quali le ricerche scientifiche, ancorché non completate, unite all’osservazione empirica, stanno dimostrando da sei anni una elevata resistenza al batterio.

“E’ stata la prova generale del tavolo che avrebbe dovuto convocare la Regione Puglia, dove far incontrare tutti gli attori chiamati a trovare soluzioni alla complessità della ricostruzione”, ha insistito Cantele. “Per la lotta alla malattia il Consiglio regionale ha assunto un orientamento chiaro il 31 maggio 2018, approvando un ordine del giorno all'unanimità che prevede la discussione sul tema Xylella attorno al tavolo istituzionale, di cui Coldiretti Puglia torna a chiedere con forza la convocazione urgente perché il dramma della Xyella in Puglia continua ad essere affrontato e gestito a pezzi, senza una strategia condivisa anche dai differenti enti preposti della Regione Puglia”, ha ricordato Cantele.

“Non dimentichiamo che la Puglia, per poter accampare pretese a livello comunitario e pretendere di essere aiutata dall’UE vista l'enormità del danno causato dal batterio, doveva attenersi alle direttive comunitarie e il mancato rispetto delle prescrizioni delle direttive comunitarie è già costata all’Italia la prima condanna della Corte di Giustizia Europea”, ha concluso il presidente Cantele.

Continuando con la navigazione in questo sito, accordi l'utilizzo dei nostri cookie. Approfondisci

Le impostazioni dei cookie in questo sito sono impostate su "permetti cookie" per permettere la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui l'utilizzo di questo sito senza cambiare le impostazioni del tuo browser o se clicchi su "Accetto" confermai l'autorizzazione di tali cookie.

Chiudi