4 Agosto 2022
TIR: CON MANCATO RITIRO POMODORO A FOGGIA A RISCHIO 30% RACCOLTO PER VIABILITÀ IMPRATICABILE E COSTI CARBURANTE

A rischio la raccolta del pomodoro con la possibile perdita di oltre il 30% del prodotto per il mancato ritiro dalle campagne, a causa della viabilità impraticabile in provincia di Foggia, con l’aggravante della chiusura della galleria di Solofra in Campania che inibisce l’accesso dei mezzi pesanti in Puglia per le consegne con l’aggravio di tempi e costi per i trasporti. E’ quanto denuncia Coldiretti che a Foggia segnala l’impossibilità dei Tir ad arrivare nelle campagne  in Contrada Zingari, Casa di Campo, Tonno Nero, Belvedere, vecchia strada comunale di Foggia, con il mancato ritiro del pomodoro ad Apricena e a San marco in Lamis.

Code, rallentamenti, blocco dei mezzi impossibilitati a raggiungere le campagne per ritirare il pomodoro che deve raggiungere le ditte di trasformazione – afferma Coldiretti Puglia -  aggravano i costi già lievitati per il caro benzina ed energia, con il boom dei costi di trasporto che spaventa il 43% delle aziende con il caro prezzi che minaccia le catene di approvvigionamento, con una stangata record su famiglie e imprese, quando l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada.

Il costo del carburante agricolo schizzato alle stelle rispetto a prima dello scoppio della guerra, con il balzo dei prezzi del gasolio agricolo che ha fatto esplodere i costi orari delle lavorazioni  - aggiunge Coldiretti Puglia - dove in campagna si sta raccogliendo il grano con le mietitrebbie, irrigando con impianti che hanno bisogno di carburante per entrare in funzione, oltre ai trattori per le arature.

L’aumento dei costi energetici e delle materie prime spinto dalla guerra in Ucraina ha determinato – insiste Coldiretti Puglia - l’impennata dei costi di produzione per l’insieme delle aziende agricole e agroalimentari che supera 1,2 miliardi di euro con le aziende che in Puglia assorbono oltre il 10,3% dei 5,578 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) all’anno dei consumi totali.

L’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove – continua la Coldiretti – più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi di produzione, secondo il Crea. In agricoltura si registrano infatti aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio.

L’aumento dei prezzi scatenato dalla guerra in Ucraina costerà nel 2022 alle famiglie pugliesi oltre 450.000 milioni di euro soltanto per la spesa alimentare, a causa dell’effetto dell’inflazione che colpisce soprattutto le categorie più deboli, secondo le stime elaborate dalla Coldiretti Puglia sugli effetti dei rincari nel carrello, sulla base dell’elaborazione dei dati Istat sui consumi dei pugliesi e dell’andamento dell’inflazione nei primi cinque mesi dell’anno.

In un Paese come l’Italia dove l’85% delle merci per arrivare sugli scaffali viaggia su strada l’aumento dei prezzi di benzina e diesel ha un effetto valanga sulla spesa di consumatori – insiste Coldiretti Puglia - con il rischio di alimentare psicosi, accaparramenti e speculazioni.

Le imprese devono inoltre affrontare un pesante deficit logistico per la carenza di infrastrutture per il trasporto merci con un gap di competitività che penalizza il sistema economico nazionale rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea. In Italia il costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante è pari a 1,12 euro/ chilometro, più alto di nazioni come la Francia (1,08 euro/chilometro) e la Germania (1,04 euro/chilometro, ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell’Europa dell’Est come la Lettonia, la Romania o la Polonia secondo l’analisi di Coldiretti su dati del Centro Studi Divulga (www.divulgastudi.it). Si tratta di un aggravio per gli operatori economici italiani superiore dell’11% rispetto alla media europea – afferma Coldiretti – e ostacola lo sviluppo del potenziale economico del Paese, in particolare per i settori per i quali il sistema della logistica risulta cruciale, come nel caso del sistema agroalimentare nazionale, punta di eccellenza dell’export Made in Italy.

In tale ottica il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) può essere determinante per agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese e anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo, conclude Coldiretti nel sottolineare l’importanza di dotare il paese di una riserva energetica sostenibile puntando sulla filiera del biometano agricolo da fonti rinnovabili con l’obiettivo di arrivare a rappresentare il 10% del fabbisogno della rete del gas nazionale.

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