Tra le principali frodi ci sono l’adulterazione, come l’aggiunta di coloranti, la contraffazione con imitazioni di gamberi a base di amido, le simulazioni
È Sos per il pesce made in Italy con la flotta pugliese che ha perso oltre un terzo delle imprese negli ultimi 35 anni, con un impatto devastante su economia e occupazione, anche a causa delle importazioni selvagge e dell’etichettatura spesso incompleta o fuorviante dei prodotti ittici. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti Pesca Puglia, sulla base del nuovo rapporto pubblicato dalla FAO, realizzato in collaborazione con il Centro congiunto FAO/AIEA, secondo cui studi empirici indicano che fino al 20% dei prodotti commercializzati nel mondo potrebbe essere soggetto a pratiche fraudolente, una quota significativamente superiore rispetto a comparti come carne, frutta e verdura.
Tra le principali frodi segnalate figurano l’adulterazione, come l’aggiunta di coloranti per rendere il tonno più fresco, la contraffazione con imitazioni di gamberi a base di amido, la simulazione come il surimi venduto come carne di granchio, la sostituzione di specie – ad esempio pesci meno pregiati commercializzati come specie di maggior valore – e soprattutto l’etichettatura errata su origine, sostenibilità e date di scadenza. Un fenomeno che danneggia consumatori e pescatori e che incide anche sulla sostenibilità delle risorse ittiche, in un settore particolarmente vulnerabile è anche l’enorme varietà di specie ittiche commercializzate, oltre 12.000 a livello globale.
Gli effetti combinati dei cambiamenti climatici, delle importazioni di prodotto straniero e di una burocrazia sempre più asfissiante impattano sulla sopravvivenza delle circa 1.500 imbarcazioni pugliesi – ricorda Coldiretti Pesca Puglia – ma anche sulla salute dei cittadini, poiché con la riduzione delle attività di pesca viene meno la possibilità di portare in tavola pesce Made in Italy, favorendo l’arrivo di prodotti esteri che non sempre garantiscono gli stessi standard di qualità, sicurezza e tracciabilità.
Intanto, provengono dall’estero già 8 pesci su 10 che finiscono sulle tavole e per non cadere in inganni e garantire piena trasparenza – afferma Coldiretti Pesca Puglia – occorre estendere l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menu dei ristoranti con una vera e propria ‘carta del pesce’. Passi in avanti sono stati fatti sull’etichettatura nei banchi di vendita, ma devono ora essere accompagnati anche dall’indicazione della data in cui il prodotto è stato pescato.
Il settore resta comunque strategico per l’economia regionale, perché vale 225 milioni di euro, secondo i dati CREA, con una flotta composta da 1.455 battelli, il 12,3% del totale nazionale, il 10,5% del tonnellaggio e il 12% della potenza motore. Le marinerie di Manfredonia, Molfetta, sud Barese e Salento vivono della pesca di gamberi, scampi, merluzzi e degli allevamenti in mare aperto di spigole, ombrine e orate.l’1% del PIL pugliese, che sale al 3,5% considerando l’indotto, con circa 5.000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura e aree vocate come Manfredonia, Molfetta, il sud Barese e il Salento, dove si pescano soprattutto gamberi, scampi e merluzzi.
A pesare è anche l’impatto dei cambiamenti climatici, che stanno modificando profondamente la presenza delle specie nei mari pugliesi, con la diffusione di nuove specie e la sofferenza di quelle tradizionali come sardine e alici. Il rapporto FAO sottolinea infine l’importanza di rafforzare i sistemi di etichettatura e tracciabilità lungo tutta la filiera, con l’indicazione chiara delle specie e dell’origine, anche attraverso nuove tecnologie innovative, per tutelare la salute dei consumatori e difendere il lavoro dei pescatori.
Il consiglio di Coldiretti Pesca Puglia è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Per quanto riguarda il pesce congelato c’è l’obbligo di indicare la data di congelamento e nel caso di prodotti ittici congelati prima della vendita e successivamente venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione “decongelato”.
