11 Novembre 2020
COVID: COLDIRETTI PUGLIA, PREZZI GRANO IN RISALITA (+1,50 EURO); MA RADDOPPIA IMPORT DA CANADA (+96%)

Prezzi del grano in costante risalita con l’aumento in 3 sedute consecutive della commissione alla Camera di Commercio di 1,50 euro al quintale, con una rinnovata richiesta di grano 100% italiano da parte dei mulini, mentre la pandemia non ferma l’invasione di grano canadese in Italia con il raddoppio nel 2020 degli arrivi che crescono in quantità del 96% nei primi sette mesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, spinte dall’accordo di libero scambio Ceta. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti Puglia sugli effetti del Patto commerciale tra Ue e Canada entrato in vigore in via provvisoria dal 21 settembre 2017 ma mai ratificato dal Parlamento italiano.

“L’allarme globale provocato dal Covid ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. Dobbiamo riscoprire la tradizione agricola per puntare all’obiettivo della autosufficienza a tavola per difendersi dalle turbolenze provocate dall’emergenza coronavirus che ha scatenato corse agli accaparramenti e guerre commerciali con tensioni e nuove povertà”, afferma Pietro Piccioni, delegato confederale di Coldiretti Foggia.

Nel periodo gennaio-luglio si è verificata, infatti, una vera e propria invasione di grano duro per fare la pasta dal Canada e ciò nonostante – denuncia Coldiretti Puglia – il prodotto canadese non rispetti le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese e sia trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sole.

L’import selvaggio di grano straniero – ricorda Coldiretti Puglia – fa concorrenza sleale al Made in Italy pesando sulle quotazioni del grano nazionale nonostante un raccolto nazionale stimato in flessione intorno al 20% rispetto allo scorso anno e un balzo nei consumi di pasta degli italiani, con un vero boom della pasta di grano 100 per 100 Made in Italy che nei primi sei mesi dell’anno sono aumentati in valore del 29% e rappresentano ormai un quinto della pasta totale venduta nei supermercati, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat.

Rispetto all’anno scorso sono aumentati del 29% i consumi di pasta 100% made in Italy e nei primi 6 mesi del 2020 è aumentato anche – aggiunge Coldiretti Puglia - l’export di pasta dalla Puglia del 26% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, sui dati Istat/Coeweb sul commercio estero, una performance esportativa che testimonia il grande successo della produzione ‘made in’ all’estero.

“Ci sono le condizioni per rispondere alla domanda dei consumatori ed investire sull’agricoltura del nostro territorio che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che – insiste Piccioni – valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti”.

Gli acquisti di pasta fatta al 100% di grano made in Italy – sottolinea la Coldiretti - sono cresciuti ad un ritmo di quasi 2 volte e mezzo superiore a quello medio della pasta secca (+12,5%) anch’essa in forte aumento anche dall’effetto dello smart working e del lungo lockdown per combattere l'emergenza covid che ha costretto i cittadini in casa nel periodo considerato. Il risultato è che già oggi un pacco di pasta su 5 venduto al supermercato – precisa Coldiretti – utilizza esclusivamente grano duro coltivato in Italia, con la Puglia che ha prodotto nella campagna 2020 un quantitativo di grano in diminuzione fino al 30% rispetto alla media a causa del clima pazzo, ma di qualità ottima.

In controtendenza alle difficoltà dell’economia globale, la corsa a beni essenziali – conclude Coldiretti Puglia - sta facendo aumentare le quotazioni delle materie prime agricole necessarie per garantire l’alimentazione delle popolazione in uno scenario di riduzione degli scambi commerciali e di cali produttivi dovuti all’andamento climatico ma anche per effetto del boom di richieste di alimenti non deperibili, nutrienti e di facile consumo per effetto delle misure di confinamento della popolazione nelle case per sconfiggere il virus.

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