16 Settembre 2026
UE:  SUL CBAM EUROPARLAMENTO TOGLIE CLAUSOLA SALVAGUARDIA; TRADITI AGRICOLTORI E CITTADINI

In Puglia fertilizzanti azotati e fosfatici schizzano con urea +56%, fosfato bioammonico oltre +43%; aumenti superiori al 30% anche per rame e zolfo

Il voto del Parlamento europeo sul nuovo assetto del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il cosiddetto CBAM, apre un fronte di forte preoccupazione per l’agricoltura pugliese, perché arriva in una fase in cui le imprese sono già alle prese con costi di produzione schizzati alle stelle per effetto delle tensioni geopolitiche e delle guerre che continuano ad alimentare la volatilità dei mercati energetici, a partire dal carburante, e delle materie prime. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, che considera la cancellazione della clausola di salvaguardia un inaccettabile tradimento ai danni di agricoltori e cittadini, proprio perché elimina la possibilità di sospendere temporaneamente l’applicazione del meccanismo in presenza di gravi e impreviste perturbazioni del mercato.

L’urea è passata da 45 a 70 euro al quintale, con un aumento di quasi il 56%, mentre i concimi fosfatici e il fosfato bioammonico sono passati da circa 70 euro a oltre 100 euro al quintale – denuncia Coldiretti Puglia - con un incremento superiore al 43% e prezzi ancora in aumento, ma a salire già di oltre il 30% sono anche i costi di rame e zolfo con previsione di ulteriore aumento.

“È una scelta che preoccupa fortemente perché arriva proprio mentre nelle campagne pugliesi stiamo assistendo a una nuova corsa dei costi dei fertilizzanti – denuncia Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia – costi che entrano direttamente nei bilanci delle aziende agricole e che gli agricoltori non possono semplicemente trasferire sul prezzo delle proprie produzioni. Togliere proprio adesso una clausola di salvaguardia significa lasciare le imprese senza una rete di sicurezza davanti a shock che possono diventare pesantissimi”. “Non possiamo costruire la sicurezza alimentare europea rendendo sempre più difficile produrre in Europa – afferma Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia – e se un agricoltore deve sostenere aumenti che superano il 50% su alcuni fertilizzanti e contemporaneamente affrontare rincari su ogni altro costo di produzione mettono seriamente in difficoltà la sostenibilità economica delle  imprese”.

La nuova fiammata dei fertilizzanti si inserisce in una situazione già particolarmente difficile per le aziende agricole pugliesi, alle prese con costi elevati per energia, carburanti, acqua, manodopera, irrigazione, trattamenti e lavorazioni. L’aumento dei concimi – spiega Coldiretti Puglia - interessa trasversalmente le principali produzioni regionali, dal grano duro all’ortofrutta, dall’uva da tavola all’olivicoltura, fino alle colture specializzate che richiedono interventi e trattamenti durante tutto il ciclo produttivo.

Il problema è particolarmente rilevante per una regione come la Puglia, la regione più agricola d’Italia, con una produzione diversificata che va dal grano duro all’olio extravergine, dal vino all’uva da tavola, fino alle numerose produzioni ortofrutticole. Una struttura produttiva che garantisce valore economico, occupazione ed esportazioni, ma che deve confrontarsi con una concorrenza internazionale nella quale costi e regole di produzione non sono gli stessi.

L’aumento dei fertilizzanti rischia inoltre di incidere sulla capacità delle imprese di programmare le campagne, soprattutto quando i listini cambiano rapidamente e gli acquisti – incalza Coldiretti Puglia - devono essere effettuati in anticipo rispetto alla vendita delle produzioni, un ulteriore elemento di incertezza che si somma alla volatilità dei prezzi agricoli e agli effetti sempre più pesanti degli eventi climatici sulle rese.

La nuova fiammata dei fertilizzanti arriva inoltre in una fase nella quale il costo della produzione agricola si confronta con una forbice ancora troppo ampia tra quanto viene riconosciuto agli agricoltori e quanto i cittadini pagano per gli alimenti. L’aumento esponenziale dei costi di produzione si somma infatti alle difficoltà già denunciate da Coldiretti Puglia sul fronte della remunerazione delle produzioni agricole, con il rischio di comprimere ulteriormente il reddito delle imprese.

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